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    <title>Most recent blog entries</title>
    <description>il sito di Luigi Rosati</description>
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    <managingEditor>admin@127.0.0.1</managingEditor>
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    <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 00:56:56 GMT</pubDate>
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      <title>Imprendere in giro...</title>
      <description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font color="#000080"&gt;In un blog de Il Corriere della Sera, &lt;/font&gt;&lt;a href="http://milanesi.corriere.it/author/nico-un-tassista-di-milano/"&gt;&lt;font color="#800080"&gt;un tassista si chiede&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#000080"&gt; come mai ci sia tanta acredine verso la sua categoria, come mai gli altri lavoratori non comprendano la lotta di questa categoria.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;font color="#000080"&gt;E’ una domanda che sottolinea un certo modo di vedere leggere la realtà comune a molti italiani: dapprima si cerca e si costruisce un sistam di accesso ad una opportunità e poi, in situazioni di difficoltà, di chiede di essere equiparati a quanti – per volontà o possibilità – non hanno perseguito lo stesso escamotage.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;font color="#000080"&gt;I tassisti, se ne facciano una ragione, sono degli imprenditori. Come sottolineava lo stesso tassista di cui sopra, svolgono il lavoro con autonomia e dopo aver investito del loro; in tal senso hanno onori ed oneri da tale scelta. Il problema è che finora hanno cercato di sopperire agli oneri di una scelta imprenditoriale con norme corporative: tariffe e blocco della concorrenza non sono elementi tipici dell’attività imprenditoriale. Mlti artigiani e commercianti hanno dovuto acquistare una licenza per aprire la propria attività, specie prima delle liberalizzazioni del settore. Nessun ristoratore, pizzaiolo o alimentarista è mai sceso in piazza per rivendicare il valore di una licenza per somministrazione cibi e bevande anche perché la cessione di tali titoli è sempre stato, per legge, esente da forme di lucro che si sono sempre svolte in forma sommersa. Allo stesso modo nessuno è sceso in piazza quando si decise, per legge, che non c’erano più vincoli per l’apertura di piccole attività commerciali: chi aveva prima un suo territorio “protetto” da quel giorno poteva ritrovarsi un concorrente dalla parte opposta della strada, ma nessuno protestò. Sono i cosiddetti “rischi imprenditoriali”, quelli che consentono, dal’tra parte di poter operare in autonomia e di poter avere l’opportunità di utili crescenti nel tempo, se si è bravi e capaci.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;font color="#000080"&gt;I tassisti invece non vogliono buttarsi nella mischia, si comprano la licenza – a rigor di norma illegalmente – si mettono in un mercato protetto e operano attraverso tariffario con l’aggiunta di un sistema di certificazione fiscale molto blando (non ci sono né scontrini né ricevute). &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Nessun mette in dubbio la difficoltà del lavoro di un tassista, attività certamente rischiosa e usurante. Non credo nemmeno che sia un’attività che renda ricchi o che per ripaghi dello sforzo e del lavoro che uno vi profonde, tuttavia la lotta che la categoria sta facendo non può essere né compresa né accettata dagli altri lavoratori. La licenza di tassista deve solo garantire il consumatore, certificare la competenza dell’autista e del mezzo; per il resto i tassisti dovrebbero chiedere di poter operare in modo libero, di investire in più mezzi da affidare a altri autisti oppure di coprire zone periferiche e di fare tariffe diverse, secondo modelli di servizio innovativi e personalizzati. Così il loro diverrebbe un vero business imprenditoriale e la città e i cittadini potrebbero scegliere un servizio dinamico e accessibile, magari con maggiore frequenza e facilità e, quindi, maggior lavoro per i tassisti.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://nuke.luigirosati.com/Home/tabid/58/EntryID/68/language/en-US/Default.aspx</link>
      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 14:33:08 GMT</pubDate>
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      <title>Che ne pensi tu di Monti?</title>
      <description>Che ne pensi di Monti? E’ una domanda che ci si propone spesso, ognuno la fa al suo vicino, all’interlocutore di turno ma come per certi meccanismi di autorassicurazione, ognuno sembra rivolgersela a sé stesso. Siamo tutti preoccupati della situazione economica, molti di noi erano esasperati dal governo Berlusconi e in questo momento un governo “tecnico” appare la soluzione più efficace per gestire questo momento che, ci auguriamo, sarà di transizione. Sappiamo tutto questo e ce lo ripetiamo sapendo bene che dovremo aprire la bocca e ingoiare una medicina amara, facendo anche buon viso a cattivo gioco. Ci ritroviamo un banchiere alla guida dell’azione economica del governo, un militare alla difesa e molti esponenti della borghesia cattolica in altrettanti scranni dell’esecutivo. Anche il premier, seppur di alto lignaggio e autorevolezza, certo non è una figura di discontinuità con quella lobby della finanza incolpata di essere il vero colpevole della crisi. In Italia, del resto, se si cercano dei tecnici spesso ci si ritrova a confrontarsi con profili di questo tipo e contesto culturale. Tuttavia è chiaro che questo governo è molto allineato ai gusti dei mercati e molto meno alle aspettative di chi desidera un vero cambiamento. Semmai si può sperare in un “effetto vaccino” confidando nell’inoculazione di molecole di cambiamento all’interno di un siero conformista. Dovremmo far passare ‘a nuttata insieme a questo governo e non sarà facile. Un effetto sicuramente positivo sarà lo stile che i membri di questo governo mostreranno e che, mi auguro, ci farà rieducare ad un modo di fare politica che Berlusconi ha cancellato: più misurato e serio.&lt;br /&gt;Come passeggeri di un natante alla deriva, volgiamo lo sguardo all’equipaggio che ha preso il comando, sostituendo il capitano latitante. Ci auguriamo che sappiano portarci a casa, pronti a perdonargli i modi bruschi e sperando di poterci imbarcare presto in una nave che viaggi con regolarità.&lt;br /&gt;</description>
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      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Wed, 16 Nov 2011 20:28:29 GMT</pubDate>
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      <title>Il vero senso di quel morso ad una Mela</title>
      <description>&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;La morte di Steve Jobs senza dubbio è una perdita per la tecnologia e per la cultura; la “sua “ Apple rimane un elemento di forte cambiamento nell’industria informatica e, quindi, nella storia di questa “era digitale”. Tuttavia nei commenti a caldo di stamani avverto un’enfasi eccessiva nella valutazione del peso che ha avuto Jobs e il suo lavoro. In particolare sembra proseguire l’incredibile azione di comunicazione che da alcuni anni ha portato i prodotti Apple ad assumere un valore simbolico nella comunicazione popolare, ben maggiore del loro reale valore qualitativo e quantitativo. Steve Jobs deve essere ricordato per il contributo che ha dato all’invenzione del personal computer, allo sviluppo di sistemi informativi che hanno permesso – per la loro semplicità e accessibilità – la diffusione dei sistemi informatici. Deve essere ricordato per come ha interpretato il ruolo dell’imprenditore IT, definendo – insieme al suo omologo Bill Gates – una nuova figura di capo d’industria, basata sulla creatività, l’informalità e l’apertura alla globalizzazione (oltre che a sdoganare il “nerd” come vero genio a tutto tondo).&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Mi sembra riduttivo e strumentale ricordare Jobs per gli ultimi prodotti di Apple, di cui oggi si parla come di oggetti che hanno &lt;em&gt;cambiato la vita delle persone&lt;/em&gt;, che &lt;em&gt;hanno migliorato la nostra vita&lt;/em&gt;. Sinceramente tale definizione mi sembra eccessiva e, più che altro, molto influenzata da politiche di marketing più che da un reale riconoscimento del valore umano e culturale di Steve Jobs. IPod, iPhone e iPad sono i prodotti maggiormente citati oggi ma sono anche quelli che meno dicono della capacità di innovazione di Jobs. Il primo è un riproduttore di musica che si è differenziato più che altro per il design ma che realmente non ha fatto altro che valorizzare, commercialmente, idee già sviluppate un po’ da tutti i competitor. L’iPhone è uno smartphone caratterizzato da un touchscreen e da un sistema operativo in grado di accogliere applicazioni sviluppate da altri fornitori. Nulla di molto diverso da altri prodotti che hanno però avuto meno fortuna commerciale, come ad esempio il Motorola A1000 e il sistema Symbian, ad esempio. Anche iPad è un’interpretazione Apple di un prodotto ampiamente già sviluppato da altri, vedi su tutti il Kindle di Amazon. A questo si aggiunga che la caratteristica comune di questi prodotti è di avere un prezzo di mercato molto più alto dei prodotti concorrenti. L’iPod è stato, e rimane, un riproduttore Mp3 da ricchi, con una differenza di prezzo dai suoi competitor da uno a dieci. Un iPhone, al di là del suo livello di performance, costa circa cinque volte più di uno smartphone entry level. Anche l’iPad mantiene il primato tra i tablet in commercio e si avvia a rimanere sempre più solo in vetta, visto che gli altri produttori non fanno che diminuire i prezzi. Parlare quindi di prodotti che cambiano la vita delle persone mi sembra molto “occidentale” e un po’ snob. Apple negli ultimi anni è cresciuta tantissimo come potenza commerciale e mediatica, puntando su una visibilità incredibile specialmente se paragonata al “basso profilo” molto elegante e un po’ elitario che l’aveva caratterizzata per la prima parte dela sua vita. I computer Apple continuano ad essere gli strumenti elettivi di grafici, scrittori ed artisti, per la loro bellezza, per la garanzia di solidità e sicurezza e anche per quella bassa interoperabilità che fa tanto “community”. Da non dimenticare il prezzo che aumenta l’aspetto distintivo del prodotto.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Avverto quindi un fastidio a chi ricorda Steve Jobs con tanta enfasi, col rischio di farlo paragonare a chi veramente ha ideato oggetti ben più importanti per la vita umana (basti ricordare la recente scomparsa del creatore del pacemaker, per lui solo qualche riga sui giornali) e col sospetto che tanta comunicazione non sia l’ennesimo atto di una campagna pubblicitaria su scala mondiale. Meglio sarebbe riconoscergli i suoi veri meriti, magari meno pesanti per il marketing di Apple ma più rispettosi della sua memoria.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://nuke.luigirosati.com/Home/tabid/58/EntryID/66/language/en-US/Default.aspx</link>
      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 10:16:35 GMT</pubDate>
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      <title>Apologia del forcone</title>
      <description>&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Se dopo l’omicidio Matteotti o la promulgazione delle leggi razziali o la dichiarazione di guerra, ci fosse stato un movimento popolare unitario e compatto contro il Partito fascista e Mussolini la storia avrebbe preso un altro corso e noi avremmo giudicato quei moti, seppur burrascosi e pericolosi, necessari e utili alla salvaguardia della libertà e della Patria. Allo stesso modo, del resto, celebriamo i moti risorgimentali come pure quelli della resistenza; ne celebriamo il coraggio che dato forza alle volontà e all’insofferenza collettiva e individuale, un moto – appunto – che porta il desiderio di libertà e di giustizia a prendere forma fisica e reale, a dare abito all’idealità e a costruire – davvero – il cambiamento.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;In questi giorni in Italia viviamo un doppio attacco alla nostra libertà e ai nostri diritti. Da una parte insiste una crisi economica che non ha vera forma né sostanza, per la prima volta le nostre economie sono in crisi non per un problema di accesso alle materie prime, per le cause di un flagello naturale o per una guerra ma solo ed esclusivamente per gli effetti di modelli economici che vengono applicati in modo arbitrario e sulla base di convenzioni teoriche. Le regole della finanza e del consumismo non reggono più e la distribuzione dlle ricchezze, basata su elementi teorici e non più agganciati a veri prodotti o materie prime, porta ad effetti parossistici tali da produrre povertà in Paesi che poveri non sono. Questi paradossi ci stanno togliendo il futuro e intaccano la qualità della vita, ma nessuno di noi, in questo Paese è artefice di tutto questo. Indubbia è la frustrazione e l’impossibilità di comprendere e accettare tutto questo.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;D’altro lato in Italia, c’è un governo che opera esclusivamente per la propria sopravvivenza, certo della mancanza di fiducia del Paese, dopo che ha dato prova di incompetenza e di finalizzare il suo operato a obiettivi personali, finalizzati all’arricchimento dei singoli e dei gruppi politici e finanziari rappresentati. Gli fa da contraltare una classe politica collusa ad un modello oligarchico tutto fondato sulla corruzione e la concussione, che opera con il “Cencelli” sotto il braccio e calpesta i principi costituzionali. Le istituzioni sono state defraudate di ogni autorevolezza e operano nel caos, prive di legittimazione e, quindi, di potere.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;In questo quadro, particolare e generale, come è possibile operare un cambiamento? Ma ancor più come è possibile salvare il Paese? Perché non si deve più parlare di cambiamento per lo sviluppo, ma per la sopravvivenza.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;E allora il forcone, inteso come simbolo di una contrapposizione diretta e decisa contro lo status quo, diviene una soluzione possibile, se non necessaria. Non si intenda il forcone come violenza fisica, abbattimento dei valori fondamentali e della democrazia stessa; si intende una presa di posizione chiara e forte del popolo contro la classe dirigente. Come in Sudafrica Mandela riuscì a contrapporre a un sistema di potere che da decenni governava un Paese se non con manifestazioni enormi in cui le facce e le determinazione dei cittadini erano idealmente armate di un forcone? Il forcone non va usato va brandito come un vessillo della volontà indiscutibile e irrevocabile di un cambiamento radicale della classe politica e del modello di governo. Via i corrotti e i corruttori, via la collusione tra finanza e politica, sì al ritorno alle istituzioni democratiche, sì alle politiche di sviluppo dell’impresa, sì al lavoro e ai suoi diritti…&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Siamo volgo, sì, e come volgo veniamo alle pendici del castello armati di forconi a cacciare i vassalli e rimettere la giustizia e la democrazia al loro posto!&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://nuke.luigirosati.com/Home/tabid/58/EntryID/65/language/en-US/Default.aspx</link>
      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Tue, 20 Sep 2011 10:46:13 GMT</pubDate>
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      <title>Show must go down!</title>
      <description>&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Quando mi capita di ascoltare esponenti o cronisti politici non posso far a meno di pensare di ascoltare sempre una parvenza minima dei contenuti reali di cui è fatta la comunicazione e la sostanza dell’attività politica oggi in Italia. E’ come sentire sempre una versione edulcorata e mascherata della verità, come se si ascoltasse una “versione ufficiale” di una realtà celata e insopportabile. Esiste, non a caso, una primo livello più profondo della comunicazione politica; la si può ascoltare da certi giornalisti in vena di confidenze, magari dopo una cena tra amici, oppure da persone impegnate politicamente a livello locale, elargite da “chi la sa lunga” ed elargisce stralci di verità e di segrete confidenze. Le notizie allora diventeranno non più centrate su scambi ideologici e interessi pubblici contrapposti ma sulle modalità di contrapposizione di politici e partiti intorno a precise aree di potere. Vi parleranno di come il Tal onorevole deve ricambiare l’appoggio elettorale fornito da un altro Tizio; oppure vi faranno sapere che quel partito ha le mani su quella azienda o mercato e che farà di tutto per appoggiarla. Si parlerà di spartizioni di cariche pubbliche, di finanziamenti pubblici, di posti di lavoro, in piena ottemperanza del Cencelli.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Sembra di assistere a certe discussioni calcistiche in cui l’allenatore o il centravanti davanti al microfono del cronista sciolinano i soliti luoghi comuni e poi parli con quel Tale - che la sa lunga, che frequenta i campi di allenamento della squadra - e ti dirà che in realtà il calciatore è in guerra con il mister e che è tutta una questione di soldi…&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Noi sopportiamo questi “teatrini della politica” in cui si assiste ad una pantomima di discussione politica, in cui vogliamo vedere ognuno “come se la cava”, come se la politica fosse una serie di sfide dialettiche e sofiste in cui decretare ogni volta uno sterile vincitore. Ormai non si parla più degli atti della politica: dei disegni di legge, delle discussioni nelle commissioni, dei risultati delle azioni intraprese. E veniamo presi in giro, volutamente, perché sappiamo bene – oltretutto – che quelle discussioni non corrispondono alel vere dinamiche tra gruppi e singoli esponenti politici. Sappiamo bene che il terreno vero è quello della spartizione del potere, che si traduce in accesso a opportunità, privilegi, soldi. Alla fine, sì, tanti soldi.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Chi lavora anche solo di fianco all’azione amministrativa pubblica conosce bene come la politica eserciti il suo potere spartitorio su ogni azione pubblica. Lo fa per gestire clientelismi, favori elettorali, semplici esercizi di potere (“faccio lavorare chi dico io”) come elaborate azioni di raccolta di denaro (appalti e sovvenzioni date a amici e solidali).&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;In questo la prima repubblica non è mai finita, quel sistema è ancora attivo. Nel ’93 si evidenziò la gestione apicale di quel modo di fare politica; il revisionismo di questi anni non cancella le testimonianze di Citaristi, la disperazione del vertice del PSI di fronte ala fine del loro sistema di affari, le ammissioni di tanti politici ma ancora di più non si può cancellare quello che ogni cittadino italiano conosceva e viveva ogni giorno. In quei mesi si ebbe evidenza e prova di come la classe italiana avesse bruciato lo sviluppo del Paese, affossandolo con un sistema corruttorio dilagante che aveva minato il sistema produttivo e costruito un debito pubblico infinito e ingestibile.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Si sperò, allora, di poter almeno passare a una stagione nuova in cui una classe politica diversa avrebbe potuto ridare diritti e futuro agli italiani. Non era vero, si formò un quadro composto, da un lato, da un “nuovo” tutto centrato sulla conquista della “torta” lasciata incustodita, dall’altro un “vecchio” – le opposizioni – già lanciate a recuperare il tempo perduto e convinte di dover (e poter) avere mezzi per conquistare il potere.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Ed eccoci qui con una classe politica le cui competenze sono legate al presidio e spartizione del potere e degli affari, in stretto contatto con il mondo degli affari di cui è socia o strumento operativo. Una classe politica che opera solo in modo teatrale, attoriale nel senso peggiore, esibendosi in numeri circensi per un pubblico privo ormai di strumenti di comprensione e, più che altro, di ribellione.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
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      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Thu, 15 Sep 2011 12:48:12 GMT</pubDate>
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      <title>Agosto, patrimonio mio non ti conosco</title>
      <description>&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;Scampoli di attualità agostana: un vandalo danneggia un monumento storico a Roma e intorno a quest’episodio si attivano notizie, video, ricostruzioni fino alle indagini del caso con tanto di foto del colpevole portato via sottobraccio dalla polizia. Coerentemente con la cronaca estiva e il nostro sistema di governo video televisivo, tutto si risolve nella digestione consolatoria del fatto con annessa valutazione pseudocritica degli elementi di contesto: il malcostume, le scarse risorse per i beni culturali, l’elenco dei fatti precedenti, ecc. In questo modo tutti ci sentiamo adeguatamente soddisfatti dall’essere stati informati e dall’aver subito le opinioni del caso, potendo pervenire alla sublimazione di un nostro pensiero sul tema, senza – ovviamente – che la qualcosa abbai un effetto reale e stabile sul nostro quotidiano, presente e futuro.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font color="#000080"&gt;La storia rimarrà per tutti una cosa noiosa e da evitare, gli investimenti per i beni culturali e la loro conservazione diminuiranno, i ministri rimarranno al loro posto, anche quando saranno responsabili di danni ben più gravi di quelli provocati dal cretino di turno. Passerà anche questo agosto e cadrà via dal calendario insieme ad un pezzo di fontana, di statua, di capitello… Passeranno via tante cose finché ci rimarrà uno scolorito scheletro in mattoni di cui potremo immaginare la facciata marmorea riccamente addobbata e ci chiederemo come sia stato possibile che sia andata persa, insieme alle nostre opinioni e alla nostra democrazia.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://nuke.luigirosati.com/Home/tabid/58/EntryID/63/language/en-US/Default.aspx</link>
      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Mon, 05 Sep 2011 13:20:08 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>chi non ha peccato, non chieda il silenzio</title>
      <description>&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt"&gt;La contestazione sull’uso delle intercettazioni può essere accettata solo laddove vengano meno tutte le altre motivazioni strumentali che risiedono dietro la scelta della politica di intervenire su tale tema. Il problema centrale di tale questione è risiede ancora e sempre nella qualità e nelal vocazione della nostra classe politica, caratterizzata da gruppi e persone che primariamente intendono la politica come gestione di una fetta di potere che consente l’accesso a opportunità economiche e finanziarie nonché a privilegi assoluti. In questo quadro i politici non possono accettare l’idea che qualcuno o qualcosa possa acquisire informazioni sul loro vero e reale modo di pensare e di fare la politica. Quest’ultima in realtà dovrebbe essere la scienza sociale che più di tutte evita l’azione nascosta e l’agire in ombra ma anzi, dovrebbe basarsi tutta sul confronto aperto e pubblico. La dimensione pubblica, de resto, è sempre stata la scena della politica semmai in un parossismo che porta gli uomini politici a dare valore assoluto alla loro vita pubblica sacrificando quella privata.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt"&gt;Invece per la nostra classe politica esiste una sorta di “pudore” (mai questo aggettivo è stato utilizzato in un modo così lontano dal suo etimo) verso tutte le azioni che vengono condotte e che vadano oltre la mascherata delle comparsate negli studi televisivi. Dall’attività parlamentare a quella all’interno dei partiti, tutto deve rimanere “privato”, ricondotto a una ristretta cerchia e comunicato poco e male al grande pubblico.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt"&gt;Ancora di più le conventicole di partito e di “cricca” divengono dei tabù che non possono essere ovviamente raccontate.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt"&gt;Se prima questo vizio di forma non viene eliminato, nessuna motivazione alla soppressione dell’uso delle intercettazioni, come di altre attività di indagine, sarà mai credibili e accettabile.&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://nuke.luigirosati.com/Home/tabid/58/EntryID/62/language/en-US/Default.aspx</link>
      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Fri, 24 Jun 2011 22:11:44 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>OT_(L’) Errare umano</title>
      <description>&lt;div&gt;Ci sono errori che ti modificano lo scorrere del resto della tua vita, cose che sai non potrai sanare o a cui rimediare né col tempo né con altre scelte o investimenti. Quando ti trovi di fronte a certe situazioni devi venire a patti con te stesso, e anche con gli altri. Viviamo spesso nell’illusione di una nostra libertà di movimento e di scelta, crediamo che potremo sempre rimediare, cambiare, migliorare. Mio padre per una vita usava, tra il serio e il faceto, l’intercalare “quando divento ricco…” per esprimere e dare corpo a un desiderio, un progetto lontano. Lo faceva per renderlo praticabile, almeno a parole. Anche io spesso sogno ad occhi aperti, immagino di poter realizzare progetti personali e familiari. La fantasia e l’immaginazione sono sempre stati una moneta libera e a grande circolazione! Ma ci sono circostanze in cui anche questo esercizio ti viene frustrato e allora devi modificare i tuoi obiettivi e dare fondo a risorse diverse che si basano sulla relatività del percorso individuale. Per parte mia mi rendo conto sempre di più che quello che posso fare è mantenere fede ai miei principi e ai miei valori, proprio malgrado i miei errori e le circostanze avverse, siano esse prodotte da altre persone che da eventi “superiori”. Sempre più non so che sarà di me anche se paradossalmente sempre meno obiettivi possibili mi vengono tolti, ma continuo a cercare di costruire le mie cose dimostrando agli altri la mia voglia di stare qui e di vivere insieme a tutti gli altri. Sento vicino a me le persone che mi vogliono bene, anche coloro che mi hanno lasciato e ho pietà per quanti non capiscono quello che faccio o che biasimano le mie scelte. Prosit!&lt;/div&gt;</description>
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      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Thu, 16 Jun 2011 14:48:56 GMT</pubDate>
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      <title>rivolta del 25 aprile: abbandonate le Camere, lasciateli soli!</title>
      <description>&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt"&gt;Nell’anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo ma anche in corrispondenza della Pasqua, lancio un appello a tutte le forse politiche che rappresentano l’opposizione, al Parlamento e al Senato. CHIEDO CHE TUTTI I PARLAMENTARI E GLI ONOREVOLI RASSEGNINO, TUTTI INSIEME, LE PROPRIE DIMISSIONI E, COSÌ, LASCINO IL LORO RUOLO ALLE CAMERE. Solo in questo modo potranno denunciare la situazione critica e irrisolvibile in cui versa il Paese e, ancor più, le sue principali istituzioni democratiche. Il sistema elettorale e i meccanismi di funzionamento parlamentari, pensati per un sistema democratico basato sul confronto e il dibattito all’interno delle Camere, non consentono azioni di controllo e garanzia allo stato attuale, nel quale si richiama un modello bipolare e presidenziale che non è stato mai ratificato formalmente e per il quale non sono stati attuati i necessari dispositivi di controllo interni. L’attuale maggioranza opera in modo arbitrario, ignorando ogni istanza, sia quelle esposte dalle opposizioni all’interno delle attività delle Camere e delle Commissioni, sia le proteste che quotidianamente gruppi anche considerevoli del Paese espongono nelle piazze e attraverso i media. L’appiglio a un principio di maggioranza che legittima ogni azioni unilaterale di governo non è rispondente al modello di democrazia su cui si basa il nostro ordinamento e la nostra Costituzione. A questo punto, per denunciare in modo chiaro e netto e senza ambiguità, la critica a questo stato di cose e spezzare il vincolo di una implicita complicità con un governo che opera al di fuori dei principi costituzionali, chiedo che ogni parlamentare e senatore abbandoni il suo mandato e lasci così la maggioranza sola tra gli scranni delle camere. Così il Paese vedrà finalmente che questa parte politica opera solo per i suoi interessi, senza confrontarsi con nessuno, sola e lontana dalle istituzioni in cui opera, sola e lontana dai problemi del Paese. Vi chiedo una rivolta – non una rivoluzione – che riprenda i principi della Resistenza e che possa così portare ad una nuova e rinnovata costruzione del Paese: FUORI DAL PARLAMENTO E DAL SENATO, LASCIATELI SOLI!&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://nuke.luigirosati.com/Home/tabid/58/EntryID/60/language/en-US/Default.aspx</link>
      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Mon, 25 Apr 2011 10:03:18 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>OT: Luciano</title>
      <description>&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Luciano è nato nella campagna intorno a Rieti nel ’41, i suoi ricordi d’infanzia sono fatti di gamberi di fiume presi al ruscello, della fuga dai bombardamenti, del latte preso dal seno dalla madre fino ai primi anni di vita, delle merende delle suore spagnole…&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Intorno ai nove anni viene a vivere a Roma, il padre – cameriere al Grand Hotel di Roma – decide di portare in città con sé la moglie e i due più piccoli dei suoi sette figli. Ricorda una notte insonne per l’enorme quantità di luci che lo accecano rispetto al buio della campagna. Vive ai bordi del parco della Caffarella, deve guadagnarsi il rispetto dei compagni, diventa un po’ sbruffone e le spalle larghe lo aiutano; decide di non studiare più, malgrado lui e il fratello siano stati scelti dalla famiglia per proseguire oltre il punto in cui tutti si erano dovuti fermare. Il padre non commenta la decisione ma il mattino dopo lo porta con sé al bar di fronte all’albergo, per prendere servizio. Ha 14 anni e smetterà a 68.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Di quel periodo da ragazzo di bar, ricorderà gli aneddoti legati alla frequentazioni degli studi di produzione cinematografica che allora erano nei pressi delle terme di Diocleziano, degli incontri con Pietro Germi e Orson Welles.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Luciano cresce, fa carriera, passa a lavorare in una grande pasticceria – gastronomia per poi approdare al grande caffè Alemagna, in via del Corso. Di quell’esperienza ricorderà sempre la grande disciplina e le giornate passate al foyer del Teatro dell’Opera, dove conosce e impara ad amare la lirica.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Insofferente alla rigidità del clima di Alemagna, va a lavorare in uno dei grandi bare della stazione Termini.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;A sedici anni, all’Alberone, Luciano conosce Vanda e se ne innamora. Lui è un ragazzo di borgata, va a fare le risse alle cave della Tuscolana, impara la boxe all’Indomita di Via Merulana, con Vanda passa il tempo al cinema a vedere i film americani. Stanche di dover fare i conti con i genitori umbri di Vanda decidono di sposarsi: è il ’62 e non c’è nulla che possa sembrare impossibile…&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;I suoceri trovano a Luciano e Vanda un bel condominio in cui andare a fare i portieri; tutti gli umbri in quel periodo sono impegnati a fare i portieri. E’ nata Cinzia e il condominio non accetta bambini ma per i due giovani portieri chiudono un occhio. In quel condominio dell’EUR vivono famiglie ricche e importanti: industriali, luminari della medicina e anche un intellettuale di grido: Pier Paolo Pasolini. Luciano di lui ricorderà la sua grande gentilezza, come quella della madre, due persone umili ed educate, che lui e Vanda aiutano nei rinfreschi da organizzare sulla terrazza per i molti ospiti che frequentano la casa.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Quanto arriva anche Roberto, il secondo figlio, i portieri debbono andar via; tutt’al più che il suocero, a Foligno, a trovato un’occasione: un bar in centro da prendere in gestione. La giovane famigliola s’imbarca per questa nuova avventura, piena di entusiasmo ma povera di esperienza; il bar va bene, benissimo, troppo… I cattivi consigli di una provincia ipocrita, la grande fatica e l’incapacità a gestire il denaro portano Luciano e Vanda paradossalmente al fallimento. Male in arnese si ritirano in una piccola casa lungo la ferrovia in un piccola paesino dell’Umbria; Luciano accetta ogni lavoro a disposizione: rappresentante di caramelle, prima e di orologi, poi, con un furgone Volkswagen batte la provincia tra Umbria, Marche e Abruzzo. E’ un periodo durissimo, a prima vera a Luciano offrono una stagione come cuoco a Rimini: accetta. Comincia così a lavorare in cucina. L’esperienza va bene e così la famiglia rientra a Roma con una sorpresa, un altro figlio in arrivo. Luciano comincia a lavorare a Trastevere; dopo qualche brutta esperienza trova posto in un grande ristorante dove trova uno chef che gli fa da maestro. Intanto Vanda decide che non può rimanere con Cinzia, Roberto e il piccolo Luigi, a Casal Bertone, tra il cemento dei palazzi, lo smog e la criminalità dietro le finestre al piano terra. La piccola casa con giardino che il padre ha comprato ad Acilia andrà benissimo, anche se è poco più di una baracca immersa nelle sterpaglie. Luciano impara a fare il cuoco, apprende bene e velocemente e trova lavoro come unico cuoco di un ristorante, in piazza Trilussa, lì viene adottato dalla famiglia che lo gestisce.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Trascorrerà lì dodici anni, nella Trastevere degli anni ’70, incontrando artisti, intellettuali, ladruncoli e manifestazioni politiche…&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Ma crescendo sale la voglia di costruire qualcosa di proprio, di fare una vita diversa e così quando c’è, l’occasione di rilevare un ristorante proprio ad Acilia, decide di accettare. Coinvolge tutta la famiglia che si imbarca nella nuova avventura con qualche indecisione ma anche entusiasmo. Il ristorante in realtà è una vera osteria, con la mescita del vino, gli arredi vecchi e bisunti, le attrezzature fatiscenti e un nome pittoresco: galletto d’oro.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;In tanti anni di fatica, di lotte, soddisfazione e amarezze, il ristorante cambia faccia: Vanda in sala rende il clima confortevole e casalingo e Luciano propone un menu sempre più espressione di quella cucina tradizionale, basata su ingredienti sani e su elaborazioni tradizionali e ortodosse che per lui è il modo di cucinare e che di fatto anticipa l’avvento della “cucina mediterranea”.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;A metà degli anni ’90 tanto lavoro trova soddisfazione nella segnalazione del Gambero Rosso, unico locale della zona, il terzo sul litorale romano. La piccola trattoria di Luciano si confronta con i gradi ristoranti di pesce di Ostia e Fiumicino. I clienti arrivano ormai da tutta Roma e Luciano si diverte a proporre cose nuove e ricercate.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Ma la crisi economia e gli anni che passano rendono il lavoro sempre più difficile e sempre meno remunerativo; i figli crescono e prendono altre strade. Col nuovo secolo il galletto chiude. Luciano non vuole e non può rimanere con le mani in mano e alla fine apre, sempre ad Acilia, sulla stessa piazza, una piccola enoteca che vende vini e prodotti gastronomici umbri; nasce “Umbria DOC” che piccola ma sempre meglio fornita diventa un punto di riferimento. Più che altro perché Luciano dispensa a tutti consigli, ricette e sempre un approccio educato e sorridente. Ma l’onestà e il rispetto non sono virtù che garantiscono il successo negli affari; per Luciano rimane la possibilità di incrementare i versamenti previdenziali e arrivare finalmente alla pensione. Ora ci sono i nipoti da seguire, l’orto da coltivare e la casa da sistemare.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;Dopo un anno di riposo, di hobby e di piacevoli giornate trascorse insieme alla sua famiglia, Luciano – a pochi giorni dal suo settantesimo compleanno – non si risveglia, tra la sorpresa e il dolore di tutti.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin: 0cm 0cm 10pt" align="justify"&gt;&lt;em&gt;Questa è solo una piccola parte della sua storia, fatti di mille altri aneddoti, circostanze, incontri e scontri. Luciano, infatti, lascia tanti ricordi e testimonianze e sarà piacevole raccontarli e trasmetterli a quanti avranno la voglia di ascoltarli.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://nuke.luigirosati.com/Home/tabid/58/EntryID/59/language/en-US/Default.aspx</link>
      <author>info@luigirosati.com</author>
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      <pubDate>Sat, 09 Apr 2011 20:28:51 GMT</pubDate>
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